
Siamo nella seconda metà di gennaio. Come sempre questo mese sembra durare un’eternità, ma almeno mi lascia il tempo per metabolizzare l’anno appena passato, pensare a ciò che mi aspetta nel nuovo da poco iniziato ed elaborare qualche buon proposito per i mesi a venire che molto probabilmente non rispetterò.
Gennaio rappresenta anche il mio secondo capodanno. È in questi giorni che cade il mio compleanno, segnando così il mio ingresso in una nuova età. Praticamente per me che tendo a immalinconirmi con poco è proprio un periodo di merda.
Guardandomi indietro devo dire che il 2024 è stato abbastanza difficile sotto diversi punti di vista. Lavorativamente parlando ho subito l’ennesima delusione e in più ho attraversato dei periodi estremamente tristi in cui ho sofferto la solitudine come non mi capitava da tempo.
Adesso, nel mio ultimo anno da trentenne, mi ritrovo nuovamente a chiedermi cosa voglia fare della mia vita e se le decisioni che ho preso ultimamente non mi stiano portando verso un altro vicolo cieco. Non è facile rimettersi nuovamente in gioco, soprattutto quando vedi il tempo scorrere inesorabilmente e ti rendi conto di essere rimasta tremendamente indietro rispetto ai tuoi coetanei.
Ma quando è successo? Quand’è che sono passata dal camminare accanto ai miei compagni in una fila ordinata al vederli prendere la rincorsa e staccarmi di misura? Devo essere inciampata da qualche parte, o forse devo essermi persa a uno svincolo. Conoscendo la mia imbranataggine e il mio scarsissimo senso dell’orientamento credo siano accadute entrambe le cose. Solo così mi spiegherei il motivo per cui mentre i miei amici pensano a quale colore utilizzare per ritinteggiare le pareti del soggiorno della loro casa di proprietà, io passo il mio tempo libero a riordinare la mia collezione di monete dal mondo. Tutto ciò è estremamente frustrante, soprattutto se penso che in questa situazione mi ci sono messa da sola.
Sentire di essere in ritardo rispetto ai propri coetanei è una sensazione che credo tutti abbiano provato almeno una volta a proposito di un qualsiasi aspetto della propria propria vita. Io probabilmente ho iniziato a sperimentare questa sensazione già alle elementari, quando mi sono accorta che tutti i miei compagni di classe avevano imparato ad andare in bici e io no (cosa che per altro ancora non so fare). Poi ho continuato ad accumulare ritardo su ritardo. Ritardo sulla prima volta in cui mi sono truccata, ritardo sulle prime uscite coi ragazzi, ritardo sul primo viaggio con gli amici, ritardo negli studi, ritardo sul primo vero lavoro eccetera eccetera eccetera. Potrei andare avanti all’infinito. Ora mi ritrovo a essere talmente tanto ritardo da non vedere più neanche dove sono andate a finire le persone con cui ho iniziato il mio cammino.
Lo so, la vita è imprevedibile e ognuno di noi ha un suo percorso personale completamente diverso dagli altri. È solo che non avrei mai e poi mai pensato di arrivare a sentirmi come l’autobus che prendo ogni mattina per andare a lavoro. Perennemente in ritardo, per l’appunto.
Non voglio però essere totalmente negativa e vedere il bicchiere mezzo vuoto. Mi sento indietro, è vero. Non riuscirò a recuperare il terreno perso in tempi brevi, è altrettanto vero. Ma ciò non significa che debba subire qualsiasi situazione in modo passivo senza darmi da fare. Per prima cosa in questo 2025 voglio iniziare a volermi davvero bene, allontanandomi da ciò (e da chi) mi causa più pesantezza di stomaco che leggerezza. Poi credo sia il caso di mettere a frutto le mie conoscenze, le mie passioni e dare vita a quei progetti che ho nel cassetto da un po’ e che ormai stanno iniziando ad ammuffirsi.
Cosa combinerò davvero io ancora non lo so. Probabilmente tra 365 giorni sarò nuovamente seduta qui, a picchiettare sui tasti la mia delusione per non essere riuscita a fare ciò che mi ero ripromessa di fare. O magari scriverò orgogliosa il resoconto di un anno che mi ha portato qualche gioia. Chissà. Per ora sono qui, in una fredda domenica di gennaio, a meditare sul tempo che passa e sulla vita che resta